Per sviluppo sostenibile si intende un modello di sviluppo riferito contemporaneamente alle dimensioni sociale, economica ed ambientale. La Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, che porta il nome del Primo Ministro norvegese pro-tempore, Harlem Gro Brundtland, nel 1987, definì testualmente lo sviluppo sostenibile come "lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri"; giunse a questa conclusione dopo un lungo e complesso dibattito, iniziato a livello mondiale già a partire dai primi anni '80, e grazie ad un’attenta analisi delle relazioni esistenti fra la sfera ambientale, economica e sociale. Ogni territorio comunale è, in fondo, una porzione di ambiente naturale adattato alle necessità dei suoi abitanti. C'è una parte abitata, una parte dedicata all'agricoltura, una dedicata al lavoro (zone industriali, zone turistiche), ed una porzione più o meno grande che rimane "intatta", dove cioè si cerca di non interferire con l'ambiente naturale originario. Le esigenze di vita quotidiana, dall'abitare al lavoro, al trasporto, alla vacanza, spingono però la presenza umana ad allargarsi sul territorio. In molti casi si è arrivati a modificare completamente questo ambiente, e solo in ritardo ci si è accorti che questa trasformazione ha nello stesso tempo impedito qualsiasi progetto di miglioramento della vita degli abitanti. Non più aria pulita, né abbastanza zone verdi per mantenerla tale. Non più un ambiente capace di attirare visitatori, né terra in grado di sostenere un'agricoltura adeguata alle richieste del mercato, perlomeno di quello locale. In questa situazione, la qualità di vita degli abitanti subisce un cambiamento in peggio: aumentano le spese per la salute, per acquistare generi di prima necessità che falde inquinate o campi troppo sfruttati non possono più fornire; si avverte la necessità di "staccare" dalla propria vita quotidiana ed andare altrove per "ricaricare" le proprie batterie, creando anche un senso di minore affezione verso i luoghi di origine. D'altronde, sono pienamente giustificate anche le richieste di ogni persona: una casa ed un lavoro vicino, aria ed acqua pulite, un ambiente esterno dove vivere con la minima quantità di stress. Ecco, lo sviluppo sostenibile è riuscire a trovare un equilibrio fra le esigenze umane e quelle ambientali. Il compito principale ricade logicamente sulle autorità più vicine alla popolazione, in quanto riescono a fare da tramite, nella maniera più proficua, fra le leggi in materia emesse ai più alti livelli (leggi nazionali, leggi della Comunità Europea) i bisogni della cittadinanza e le condizioni ambientali del luogo in cui operano. Un lavoro che non è unicamente il controllo del rispetto delle norme, ma che diventa un'incessante attività di ricerca, di sperimentazione, di creatività a cui ogni cittadino, nel suo piccolo, può partecipare. Il raggiungimento dell'equilibrio non porta soltanto ai risultati materiali, di certo apprezzabili, della riduzione di tante spese, ma offre soprattutto vantaggi in termini di qualità di vita: il ritmo della propria giornata diventa cioè soddisfacente, ci si sente parte attiva della gestione di un luogo nel quale si può essere orgogliosi di vivere. |